In Italia ci sono oltre 6.000 borghi abbandonati. Molti stanno rinascendo grazie all’arte e al turismo culturale. È una rivoluzione silenziosa che unisce storia, architettura e futuro.
Craco e Santo Stefano: due modelli di rinascita
Craco, in Basilicata, dopo decenni di silenzio, ospita oggi un laboratorio permanente di cinema e arti visive. Le case di pietra, crollate nel terremoto del 1963, accolgono residenze d’artista finanziate dall’UE. A Santo Stefano di Sessanio, in Abruzzo, l’albergo diffuso creato da Daniele Kihlgren ha riportato vita, turismo e occupazione.
L’arte come strumento sociale
Secondo il FAI, oltre 50 borghi italiani sono oggetto di progetti di rigenerazione culturale. A Borgo Universo (Aielli, L’Aquila), i murales raccontano miti e costellazioni; a Campobello di Licata, in Sicilia, le installazioni luminose trasformano le piazze in gallerie a cielo aperto.
Economia e futuro sostenibile
L’Osservatorio del Turismo Rurale stima che il 2025 chiuderà con un +18% di visitatori nei borghi minori. “Ogni casa restaurata è un pezzo di identità recuperato”, afferma la storica dell’arte Francesca Guidi. Le regioni del Sud guidano la rinascita grazie a fondi PNRR e progetti europei per il recupero energetico degli edifici storici.
Un turismo che racconta storie
Non solo fotografia o trekking: oggi si viaggia per ascoltare. In Umbria e Toscana nascono festival del racconto, dove gli abitanti narrano la propria memoria. È il turismo esperienziale, che sostituisce l’itinerario con l’incontro umano.
Tra le rovine e il silenzio, l’Italia riscopre la propria voce. E forse, tra le pietre di un paese dimenticato, si nasconde il futuro più autentico del turismo.
